Felice Caccavale, la musica e i gigli tutta una questione di DNA

di Raffaele Somma Davide Somma e Pasquale Foglia

Felice ‘Big’ Caccavale è nato e cresciuto a pane, musica e gigli. Per lui la musica è una questione di dna. Non sarebbe eccessivo dire che Felice la musica ce l’ha nel sangue. “È vero (sorride). Sono praticamente cresciuto in una casa dove si mangiava e tutt’oggi si mangia pane e gigli – commenta Felice Caccavale – Mio nonno Felice è stato un grande cantante della storia dei gigli, mio padre tutt’ora è un pezzo di storia della festa. Crescevo ascoltando ed imparando a memoria le canzoni che preparava mio padre prima di ogni festa, a 10 anni ho inciso una canzone con papà e nello stesso anno mi fece salire sul giglio accanto a lui ed a giglio fermo mi faceva cantare…(bettoliere 1995). A quell’età ricordo che papà mi regalò una tastiera Bontempi, così per gioco, alla fine me ne sono innamorato, ho cominciato gli studi l’anno dopo ed eccomi qua…tutto parte da lì…

Come hai iniziato questo per- corso?

“Ho cominciato questo percorso grazie a mio padre. Ovviamente quando capì che potevo realmente suonare, cominciò a portarmi con lui come pianista e non solo come compagnia. Lavorava con tutti i musicisti della festa e questo per me era fantastico, ho avuto la possibilità di crescere insieme ai grandi della musica dei gigli, mi sento un privilegiato.”

Parlaci un po’ della tua car- riera.

“Ho suonato per la prima volta a Nola nel 2001 non a caso un battesimo coi fiocchi ,ho cominciato con il simbolo della nostra

festa…la Barca…paranza F.T. di- visione musicale Raffaele Meo, con il quale ho suonato anche l’anno seguente, bettoliere 2002 paranza Risorgimento. Nel 2003 invece ho suonato con felice natalizio giglio del calzolaio… (un monumento bellissimo che costruì l’amico di tutti Nicola Vecchione. Dal 2004 in poi ho cominciato a suonare con i f.lli Forino ed oggi sono la mia seconda famiglia. In realtà con felice Forino ho esordito la prima volta a Barra nel 2002 paranza volontari bruscianesi. Ripeto, sono un privilegiato, nella mia carriera ho suonato praticamente con tutti. I grandi del passato come Tonino Giannino, Saccone, zio Enzo Parisi, Carmine Parisi, Peppe Carosone e tantissimi altri… ho accompagnato credo quasi tutte le paranze che

esistono attualmente ed anche altre che non fanno più parte della festa”.

Chi ti ha introdotto nell’ambiente giglistico come musici- sta?

“Da piccolo facevo qualsiasi cosa pur di stare in mezzo ai grandi della festa, spesso mantenevo gli spartiti alla fanfara durante l’esibizione in piazza per la questua o i comitati…suonavo il rullante con tutte le musiche con cui cantava papà, una tra queste era Cesarano che poi quando scoprì che stavo imparando a suonare il piano, mi fece suonare in tutte le prove delle feste dove era presente per sostituire Mario Cesarano(fratello tastierista di pino)che era impegnato fuori zona per lavoro. Un altro aneddoto che mai dimenticherò riguarda invece Casavatore 2000.

Stavo suonando il 2 rullante sul giglio con la paranza Nuova Gioventù, cantanti Papà e Tonino Giuliano divisione musicale M. SACCONE. La mattina durante la ballata, Sergio Parrella, grande e storico tastierista della festa, si sentì male e dovette scendere dal giglio, mi sentì chiamare proprio da Sergio che mi disse: mittet a tastiera nguoll, suona e nun te metter paura…ricordo ogni istante come fosse ieri”.

Hai mai provato un percorso da musicista al di fuori della festa dei gigli?

“Ho fatto un percorso di studi finalizzato fortunatamente con laurea e master al conservatorio ed è per questo che amo la tradizione ,la musica dei gigli, ma suono in tanti vari altri contesti dove si suonano altri generi di musica”.

Dal punto di vista culturale la festa dei gigli presenta un grande patrimonio. Cosa raccogliamo dalle generazioni passate e qual è secondo te il nostro lascito per le genera- zioni future?

“Abbiamo un patrimonio da di- fendere, la nostra musica tradizionale, la cartapesta, la lavorazione dei vari tipi di legno per la costruzione della macchina, tante troppe belle cose che però al giorno d’oggi sembrano sfuggire di mano soprattutto ai giovani…non è cambiata la festa…sono cambiate le persone che militano nella festa, di conseguenza anche i valori”.

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