Nola, la “strage rimossa” L’eccidio dell’11 settembre

di Mariella Vitale Responsabile rapporti istituzionali A.N.P.I. Zona Nolana

L’Eccidio di Nola è, in tutta probabilità, la prima strage nazista sul suolo italiano, primo tragico episodio di una lunga scia di sangue che ha segnato l’occupazione tedesca della Penisola, durante la 2° guerra mondiale. Il primo atto di questo episodio ha luogo il giorno prima, il 10 settembre, in via Principessa Margherita, due giorni dopo l’annuncio dell’armistizio firmato con gli Alleati. Tale annuncio, come si sa, era confuso e ambiguo e non poteva riuscire nell’intento di evitare la ferocia nazista sui militari italiani, considerati traditori.

Seguiamo il racconto dei fatti dalla “Relazione del maggiore Camillo Nicoletti per i fatti di Nola 11 settembre 1943”.

Il deposito del 48° regg. Art. “Taro” ha regolarmente funzionato fino al giorno 11 settembre 1943, giorno in cui dovette tragicamente chiudere la sua vita e la propria attività militare. Il giorno precedente – 10 settembre – le truppe del Deposito dovettero reagire con le armi alle prepotenze delle truppe tedesche che, dopo di aver cercato di disarmare degli ufficiali nei pressi della Caserma, aprirono il fuoco sulla Caserma stessa. I nostri risposero col fuoco ed il conflitto armato si protrasse per più ore, concludendosi con la perdita da parte nostra di un Ufficiale e di un soldato e di due militari feriti; da parte tedesca con un soldato morto e un ferito》.

Tra le vittime dello scontro a fuoco del 10 settembre c’è Giuseppe De Luca, uno studente di appena 16 anni e l’artigliere Domenico Russo. Un altro fatto di sangue, omesso dal maggiore Nicoletti, riguarda l’invio di una piccola delegazione, capeggiata dal tenente Odoardo Carelli, inviata disarmata e con fazzoletto bianco per tentare una mediazione. I tedeschi spararono e uccisero Carelli e un civile. Riprendiamo il racconto del maggiore Nicoletti.

Il mattino successivo – 11 settembre – verso le ore 11 la Caserma fu circondata da numerose truppe tedesche che con carri armati, artiglieria ecc. fecero irruzione nella Caserma stessa. L’occupazione fu così repentina ed impreveduta che impossibile fu ideare od attuare alcuna opposizione o resistenza all’azione nemica; è da notare che in quel momento era convinzione del Comandante e di noi tutti che i tedeschi si sarebbero solamente limitati ad asportare materiali e principalmente benzina di cui ne avevano molto bisogno. Infatti il Colonnello De Pasqua Michele, comandante le truppe del Deposito, nel rapporto tenuto a tutti gli ufficiali superiori del Deposito qualche minuto prima dell’occupazione tedesca, ebbe a riferirci che il Ten. Colonnello sottocapo di Stato Maggiore del 19° Corpo d’Armata dal quale dipendevano le truppe di Nola, gli aveva poco prima e quel mattino stesso comunicato che i tedeschi andavano in giro per le Caserme in cerca di carburante e che tale visita l’avremmo certamente avuta anche noi e che, quindi dato lo scopo, avremmo dovuto accogliere i tedeschi senza ostilità ed opposizione anche se, com’era loro uso, avessero a scopo intimidatorio, ricorso ad uno spiegamenti di forza. In tale errata convinzione quindi ai tedeschi presentatisi in Caserma non fu sollevata la minima obiezione ed ostilità. Altro però era il mandato delle truppe occupanti e lo scopo della loro irruzione armata: esse dovevano punirci dell’uccisione del loro soldato, avvenuta il giorno precedente per mani nostre…

…tutti i militari di truppa e gli Ufficiali presenti nella Caserma fummo fatti uscire disarmati sul piazzale esterno di essa, ivi avvenne la tragica barbara fucilazione di dieci Ufficiali presi a caso fra di noi dal maggiore Comandante delle truppe tedesche, appartenenti alla Divisione “E. Goering”》.

Era uso dei tedeschi trucidare dieci italiani per ogni soldato germanico ucciso. Le truppe scelsero dieci ufficiali, tranne uno, il tenente Forzati, che si offrì al posto di un altro ufficiale. Le vittime furono: il colonnello Amedeo Ruberto, comandante del presidio, il colonnello Michele De Pasqua, il capitano Luigi Sidoli, il capitano Roberto Berninzoni, il capitano Mario De Manuele, il tenente Pietro Nizzi, il tenente Enrico Forzati, il tenente Benedetto Consolato, il tenente Alberto Pesce, il sotto tenente Gino Iacovoni.

Continua Nicoletti: 《Dopo tale infame strage i militari di truppa ed i sottufficiali furono lasciati in libertà mentre gli Ufficiali superstiti (circa 70)  fummo deportati in ostaggio dai tedeschi in località campestre sita in provincia di Benevento. Ivi rimanemmo per tre giorni; il 13 settembre fummo lasciati liberi con l’ingiunzione di non ripresentarci in Caserma. Non sarebbe stato possibile diversamente perché l’11 stesso tutte le Caserme erano state militarmente occupate dai tedeschi che iniziarono subito una nefasta opera di distruzione e di saccheggio col fuoco e con la dinamite. Come Dio volle, fra il pericolo continuo di essere riacciuffato dai tedeschi che già avevano iniziata la loro nuova ingloriosa azione di deportazioni di civili, e le difficoltà di un lungo viaggio a piedi, il giorno successivo potei rientrare a Nola, nella cui zona sono sempre rimasto riuscendo a sfuggire ai tedeschi. Il giorno 2 ottobre Nola fu liberata dalle truppe Alleate》.

Prima della liberazione della città, a seguito dell’insurrezione delle Quattro giornate di Napoli, dieci giorni dopo la strage, tre ardimentosi tagliarono i cavi telefonici delle linee tedesche della stazione ferroviaria statale, i tedeschi li scoprirono e uno di loro venne ucciso, Gaetano Santaniello.

Il 30 settembre i tedeschi incendiarono l’Archivio di Stato di Napoli, che era stato messo al riparo a Villa Montesano a San Paolo Belsito.

Le salme dei militari fucilati vennero impietosamente gettate nei fossi delle latrine dai tedeschi, ma non appena fu possibile i nolani le recuperarono e alcune famiglie le ospitarono nelle loro cappelle gentilizie, in attesa che i familiari, da tutta Italia, fossero in condizione di ritrovarle, a guerra finita.

Il prossimo anno ricorrerà l’ottantesimo anniversario dell’Eccidio di Nola. Per tale occasione l’ANPI Zona Nolana, che ha organizzato un convegno commemorativo lo scorso 10 settembre, si ripromette di fornire alla città di Nola un resoconto più ampio di questo, piuttosto sommario, rimettendo insieme le varie testimonianze e pubblicazioni che lo hanno narrato.

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