Antonio Cimitile e i Gigli tra fede, passione e amicizia

Con San Paolino nel cuore. Anche se non sei di Nola, ma vieni da un altro paese dei Gigli, Brusciano. Antonio Cimitile è un cullatore doc, della Paranza Stella. Vive a Brusciano, dove partecipa alla festa con i Volontari Bruscianesi come caporale, ma a Nola per lui c’è solo la Stella. Da anni, anni e anni. “Da quando si passava per via Principessa Margherita racconta Antonio E non l’ho più lasciata. Tranne in una occasione, quando a Nola venne chiamata la Paranza di Brusciano e, credetemi, per me fu un’emozione forte stare a Nola ma non cullare con la Stella”. Anche se nell’occasione Antonio è stato visto più di una volta fare un’alzata e soprattutto venire a salutare tutti con le lacrime agli occhi. Antonio da sempre culla a ‘avanti a sinistra’, a varra, ma nei momenti in cui serve lo ritrovi anche a varretiello, a dare una mano. È con il tempo diventato un punto di riferimento importante per tutti, soprattutto i più giovani. “Non lo dico così per dire, ma è vero: per me la paranza Stella è una famiglia continua . Una grande e bella famiglia. Le prime volta sono venuto perchè grande, grandissimo amico di Peppe. Per davvero è stato come un fratello. Abbiamo lavorato insieme tanti anni, a Isernia in Molise e in altre posti, abbiamo imparato a conoscerci e volerci bene. E come non potevo poi entrare a fare parte della sua famiglia allargata, la Stella”. Tante, tantissime feste vissute da protagonista, con fede e allegria. “Ogni festa lascia ricordi, per me sempre belli spiega Antonio – Ma se devo ricordarne qualcuna penso a quella che vide come maestri di festa la famiglia Santaniello. Per me, ma credo per tanti, quella fu una festa speciale, che ha un posto particolare nel mio cuore. L’entusiasmo, i momenti di fede, la ballata, il dottor Santaniello e Felice furono bravi a creare il clima giusto. Per me le feste dovrebbero essere sempre come quella. Davvero la ricorderò sempre”.
Nonostante l’età avanzi, “ma l’entusiasmo e la fede sono sempre gli stessi”, Antonio è stato sempre presente e partecipe. Figura di riferimento per i giovani e anche qualche meno giovane. “A volta non servono le parole spiega basta anche solo l’esempio. Chi ha qualche anno in più deve trasmettere la passione e i valori del cullare ai più giovani, non sempre a parole ma anche comportandosi nel modo giusto. Senza dimenticare mai, e ripeto mai, la fede per San Paolino. A Nola la fede per il Santo ha un ruolo davvero importante e noi più ‘grandi’ abbiamo l’obbligo di doverlo ricordare ai giovani. A volte i più giovani vengono come sottovalutati sotto questo aspetto, i più anziani dicono sempre che i giovani non hanno fede, ma non è così. Lo si diceva anche tanti anni fa e invece non era così. E credo pure oggi a Nola si culla innanzitutto per il Santo. Poi è normale che uno matura col tempo e vive e vede le cose in modo diverso”. Quindi nessun consiglio? Cosi diresti ad un giovani che si approccia oggi a cullare il Giglio. “E che gli devo dire – ride – Non ci vuole nessun consiglio. Credo che se già sei lì per cullare vuolò dire che vuoi bene al Santo e alla festa, uno deve solo crescere e imparare dall’esem-pio che danno i più grandi, la ‘vecchia guardia’, come lo abbiamo fatto noi vedrai che lo faranno anche loro”. Cosa è cambiato rispetto al pas-sato, ai gigli di quando tu ragazzo hai cominciato a portare il giglio. “Il peso sicuramente- ride ancora Antonio – Quando io ho cominciato, guarda, che ogni piede misu-rarava 22-24 centimetri, immaginarsi poi il resto. Oggi i Gigli sono, diciamo così, un po’ più snelli, ma prima erano davvero pesanti. Però è vero che rispetto al passato forse c’è altra gente, altre persone e allora dico che va bene così, anche se bisognerebbe trovare il giusto equilibrio, diciamo una via di mezzo tra quelli del passato e quelli di oggi. Ma a prescindere dalle dimensioni, la fede per il Santo resta la cosa più importante. Le cacciate e tutto il resto, il divertimento, la gioia, ma, ti ripeto ancora, la Fede per San Paolino deve essere sempre il motore di tutto”. E detto da un bruscianese. “Ma io sono pure tanto tanto nolano però…” ride…

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