Nola e il popolo dei Sanniti

Di Mario Cesarano

I Sanniti costituivano un popolo presente in gran parte dell’Italia centromeridionale nelle zone appenniniche. Si distinguevano per l’appartenenza a cinque tribù principali, una delle quali era quella degli Irpini, che occupavano quello che noi oggi chiamiamo Sannio e l’Irpinia, ovvero gli attuali territori delle province di Benevento e di Avellino. Nel corso del VI e del V secolo dovette crescere sempre più la presenza dei Sanniti tra le popolazioni dei centri della piana campana, come Capua e Nola, dove occuparono le posizioni più basse della società, spesso impiegati nel lavoro dei campi e come mercenari. Sono essi ad essere chiamati come “quelli dei campi” ovvero “Campani”. Poi nel 423 a.C. a Capua massacrano gli Etruschi e li cacciano dalla città. Nel 421 occupano Cuma e si spostano fino a Neapolis, ma qui scelgono di integrarsi ai Neapolitani, consapevoli del fatto che da soli non sarebbero stati in grado di gestire la vivace vita commerciale della nuova capitale del golfo, centro nevralgico di importanti traffici nel Mediterraneo. Nemmeno per Nola la presa di potere da parte dei Sanniti provoca particolari traumi. La città diviene come il granaio di Napoli.

Intorno al 400 a.C. i Sanniti sono, ormai, insediati in quasi tutta la regione. Ora l’etnico “Campani” viene usato per indicare gli abitanti di Capua e del suo territorio e quelli delle città facenti parte della Lega Campana, guidata appunto da Capua: Atella (antica città il cui territorio ricade oggi in quelli di Orta di Atella, Succivo e Caivano), Calatia (collocata tra San Nicola la Strada e Maddaloni), Casilinum (antico porto sul fiume Volturno, oggi Capua).

Un’altra conferderazione si organizza più a sud, fa capo a Nuceria Alfaterna (divisa tra Nocera Superiore e Nocera inferiore) e include Ercolano, Pompei, Sorrento e Stabia.

Nola pare che si leghi in un patto di alleanza con Abella (Avella).

Unica a restare indipendente è la città di Napoli che, come ricordato, ha accolto nella cittadinanza alcuni Sanniti. I Greci di Neapolis custodiscono gelosamente l’arte di battere moneta e lo fanno per Capua, Cuma, Nola e tante altre città campane per un periodo compreso tra la fine del V sec. a.C. e il primo ventennio del IV sec. a.C., non oltre il 380 a.C. Si pensa che una così cospicua emissione di monete da parte di Napoli per numerose città campane si leghi ad esigenze economico – commerciali legate in particolar modo al commercio del grano, soprattutto con Atene, quando questa si trova impegnata nella guerra contro Siracusa, ed è probabile che Neapolis si occupi, in questo frangente, di reclutare mercenari nelle città campane. La produzione più abbondante è quella della città di Hyria, le cui monete sono state rinvenute oltre che in Campania anche nel Sannio, in Lucania, in Apulia; si colloca tra il 405 e il 385 a.C.; in alcune sue emissioni  sono usati coni comuni con Nola; l’area di circolazione delle monete di Nola ricalca quella delle monete di Hyria; infine su alcune monete l’intestazione con l’etnico di Hyria compare congiunta a quella di Nola. Diversi studiosi hanno concluso che Hyria sia stato il nome primitivo di Nola. Oggi si ritiene più plausibile pensare che Hyria sia stata centro distinto da Nuvla – Nola, quando addirittura non ci si chiede se un centro con tale nome sia mai esistito, essendo unicamente documentato, sulle monete, l’etnico corrispondente.

Le necropoli di Nola hanno restituito centinaia di sepolture riferibili ai Sanniti. Le più interessanti sono costituite da casse di tufo, che nei casi più importanti sono dipinte all’interno con scene che raffigurano guerrieri e donne che accolgono i guerrieri di ritorno dalla guerra. Accanto alla figure di uomini e donne compaiono solitamente melagrane, frutti che rimandano all’oltretomba per la loro ricchezza, che simboleggia la capacità di rinascita dopo la morte, e poi corone funebri e ghirlande che servono a creare il contesto di una cerimonia funebre. Si tratta di un costume funerario che i Nolani condividono con gli abitanti delle altre città sannitiche, a partire da Capua, ma anche con i Lucani di Paestum, culturalmente e etnicamente imparentati coi Sanniti della piana campana. Gli studiosi oggi considerano le botteghe degli artigiani che dipingono le tombe di Nola tra le più prestigiose. Alcune di queste sepolture sono andate disperse nel corso degli ultimi due secoli, altre sono conservate presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e altre ancora sono custodite ed esposte nel Museo Storico Archeologico di Nola e nei depositi della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Napoli.

Il valore guerriero dei defunti viene esaltato non solo dalle scene dipinte sulle pareti delle tombe, ma anche dagli oggetti che vi sono deposti. Vi si trovano, infatti, lance di ferro e cinturoni di bronzo. Quel che è importante comprendere è che questi oggetti vengono deposti accanto ai defunti per dichiarare che essi sono cittadini con pieni diritti e che questa piena cittadinanza gli viene dalla loro capacità di essere guerrieri. Ecco perché lance e cinturoni si possono trovare anche nelle sepolture di bambini e di donne, indicandone l’appartenenza a gruppi familiari pienamente inseriti nella compagine sociale cittadina.

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