Musica, giovani, festa e famiglia Franco Forino si racconta

di Raffaele SOMMA Davide SOMMA e Pasquale FOGLIA

Dici “generale” pensi Franco Forino. Da più di trenta anni tra i protagonisti ‘musicali’ della Festa dei Gigli. Praticamente una vita, professionale e non solo, spesa per la Festa a cui ha portato un notevole contributo in termini di crescita. Ma chi è Franco Forino? “Mi sono appassionato alla mu-sica da che avevo 10 o 11 anni. La mia prima esperienza musicale è stata al circo: vidi un pagliaccio che suonava la tromba, mi sono appassionato e ho iniziato a studiare proprio questo strumento. Prima le lezioni private, poi ho studiato la tromba per due anni al conservatorio. Dopo sono passato al clarinetto e al sassofono. Ho continuato a studiare privata-mente e al conservatorio, dove poi mi sono laureato in jazz e clarinetto classico”.

Per quanto riguarda la festa dei gigli, come hai iniziato questo percorso?

“Io vengo da una famiglia di musicisti che già suonavano per la festa dei gigli. Mio nonno paterno suonava contrabbasso, mandolino e percussioni per la festa dei gigli negli anni ’40. Mio nonno ma-terno invece era un appassionato, ma non aveva mai studiato musica e suonava la grancassa. Poi mio cugino Gaetano Cassese, è stato un esponente della festa negli anni ’80; faceva la fanfara, e io da ragazzino andavo con lui. Così mi sono avvicinato all’ambiente della produzione della musica, quindi la tempistica, la scelta dei brani e delle melodie e via dicendo”. Un percorso cominciato più di 30 anni fa…

“Io e mio fratello avevamo questa passione e abbiamo introdotto il nostro studio in questa festa. Abbiamo fatto parte di diverse corporazioni sempre tramite mio cugino e così siamo stati intro-dotti. Siamo sempre stati molto aperti all’innovazione. Abbiamo sempre cercato di portare la mu-sica nazionale e internazionale sul giglio. Il primo anno è stato il 1990, con la paranza Condottieri, l’Ortolano. Dal ’92 poi abbiamo avuto la nostra band. All’inizio avevamo difficoltà a proporre le nostre idee, ma venivamo comunque sempre contattati perché eravamo visti come musicisti bravi”. Quali sono i nomi che vi sono stati di ispirazione o da guida nel corso della vostra carriera? “Sicuramente mio cugino, Gaetano Cassese, che era un esponente delle fanfare nolane. C’erano poi validi musicisti come Maurizio Saccone, Tonino Gian-nino. Era proprio il loro periodo. C’era poi Franco Manco che era ragazzo come noi. Ma i veterani erano quelli che ti ho citato”. Qual è la vostra composizione più importante?

“Tra quelle che abbiamo composto ce ne sono tante. Quelle che più ci caratterizzano sono quelle che parlano della nostra fanfara, quindi Twenty five, Forino dance. Anche perché tra le canzoni più ‘filo-giglistiche’ ci sono le alzate. Adesso stiamo lavorando ad una novità per la prossima festa. Poi abbiamo anche composto delle melodie proprio per far muovere la macchina, quindi marce, girate. Tutte completamente inventate. E molte sono rimaste negli anni, tanto che oggi sono ancora molto richieste. Tra queste c’è per esempio Trinchese 2003”.

Nelle vostre composizioni seguite un filone, una tematica? “Ovviamente le composizioni sono sempre filo-giglistiche, ma poi ci sono nuove composizioni che seguono le mode del momento. Abbiamo sempre cercato di portare composizioni armoni-che all’interno dei nostri brani in modo da poter dare diverse strutture musicali. Nei vari paesi del mondo, c’è una continua evoluzione dei generi musicali, e sap-piamo che le generazioni sono in continuo cambiamento e che si adattano a questi generi, e quindi noi cerchiamo sempre di stare al passo portando insieme a noi queste novità”.

Peso culturale della festa nelle melodie

“Culturalmente noi cerchiamo sempre di inserire i nostri studi musicali. Abbiamo portato nuovi suoni polifonici, molto ritmo, suoni armonici e melodici, etc.(ovviamente non solo noi Forino). Le innovazioni sono proprio queste, ovvero andare nel dettaglio dei brani, comporre con queste metodologie per far si che un brano debba valorizzarsi rispetto ad un brano utilizzato in un contesto musicale diverso. Portare proprio i nostri studi all’interno della festa ha contribuito ad intro-durre nuovi modi di sviluppo della musica dei gigli. Abbiamo sempre pensato di non dare solo importanza al sassofono, ma di dare centralità a vari strumenti, in modo da dare nuove attenzioni, nuovi ascolti a melodie alternative, anche grazie all’introduzione di voci femminili per esempio”. Ultimamente si parla spesso del fatto che le nuove genera-zioni perdano sempre di più interesse e passione nella festa. Quale potrebbe essere un modo per rendere più partecipi i giovani?

“Io vorrei fare un’altra domanda: ma siamo sicuri che i giovani non partecipano alla festa? Guardiamo dei filmati, dagli anni 60 ad oggi, prima erano solo uomini. Donne, bambini e ragazzi non se ne vede-vano quasi. Dagli anni 80 è iniziato a cambiare qualcosa, ma è oggi che i giovani rappresentano la maggioranza del pubblico della festa. Oggi quando faccio una esibizione in piazza, vedo quasi tutti ragazzi, e questa partecipazione è dovuta anche ai brani moderni che portiamo. La domanda deve essere come appassionare le persone che magari sono, chi per un motivo e chi per un altro, poco coinvolte nella festa. Io vedo per la maggior parte gioventù, ed è una cosa bellissima. La festa è dei giovani e di chi la ama.”

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