Storia di Nola nell’età antica.

La fondazione della città tra Ausoni, Greci ed Etruschi

di Mario Cesarano

Con questo numero di Hyria diamo inizio a un racconto a puntate della storia della città di Nola nell’antichità, cioè dalla sua nascita fino alla fine del mondo antico, che in Occidente gli studiosi fanno coincidere con la caduta della parte occidentale dell’Impero Romano nel 476 dopo Cristo (d’ora in poi abbreviato d.C., mentre con a.C. indicheremo gli anni e i secoli “avanti Cristo”).

Il primo a raccontare la storia di Nola è Ambrogio Leone, al quale nella città attuale sono intitolati l’istituto scolastico professionale in via Dei Mille e la via che da via Sant’Antonio abate conduce a via Merliano attraversando Piazza Paolo Maggio. Ambrogio Leone nasce nel 1458 o 1459 a Nola e muore a Venezia il 6 marzo del 1525. Vive, dunque, nel pieno del periodo storico-culturale che chiamiamo “Umanesimo” e, attraverso una continua formazione tra Nola, Napoli, Padova e Venezia, diventa filosofo, medico, scienziato e letterato, stringendo rapporti di amicizia coi maggiori umanisti dell’epoca, tra cui Pontano a Napoli, Manuzio a Venezia ed Erasmo da Rotterdam. Tra le molte opere da lui scritte a noi, per lo studio della storia antica di Nola, interessa il De Nola. Opusculum distinctum, plenum, clarum doctum, pulchrum, verum, utile, scritto in latino, edito per la prima volta a Venezia nel 1514 e per il suo successo ristampato per ben 5 volte (Francoforte 1600, Venezia 1614, Leiden 1723, L’Aja 1725, Napoli 1735). In italiano viene pubblicato prima nel 1934 a Napoli, a cura di Barbati (con ristampa anastatica a Nola nel 1993 a cura del Giglio del), e poi nel 1997 a Napoli, con traduzione di mons. Andrea Ruggiero. Leone scrive quest’opera con l’intento di rendere omaggio alla casata degli Orsini, ai quali si deve un’importante intervento di ammodernamento della città di Nola nel corso del ‘400. Nelle sue pagine esorta i Nolani del suo tempo a eguagliare le glorie della Nola antica, soprattutto quella di età romana, della quale descrive i resti ancora visibili ai suoi tempi e per la quale ipotizza un circuito murario di forma rotonda (fig. 1). Poggia la sua ricostruzione storica su questi resti e soprattutto sulle fonti degli scrittori antichi, che menzionano Nola soprattutto quando narrano delle guerre combattute dai Romani contro i Sanniti, popolo che abitava gran parte dell’Italia centro-meridionale, e poi contro il cartaginese Annibale. Molte delle cose che Leone scrive sono inesatte, a volte del tutto sbagliate, eppure il De Nola diventa il punto di riferimento per quelli che scrivono di storia nolana dopo di lui, anche se i suoi errori cominciano ad essere evidenziati già da alcuni studiosi dei secoli scorsi, come da Gianstefano Remondini, sacerdote che scrive tra il 1747 e il 1757 i tre volumi intitolati Della Nolana Ecclesiastica Storia su commissione del vescovo Trojano Caracciolo del Sole, lo stesso che tra il 1747 e il 1754 fa costruire il seminario vescovile, che oggi possiamo ammirare ai piedi della collina di Sant’Angelo in Palco. Molti Nolani, ad esempio, ancora oggi, rifacendosi a quanto tramandato da Leone, credono che l’antica Nola abbia avuto due anfiteatri, uno che Leone chiama “Laterizio” e un altro che chiama “Marmoreo”, dai quali prendono nome due delle strade della città odierna. Come vedremo l’”anfiteatro marmoreo”, in località “Castello rotto”, era in realtà un teatro.

Rispetto ad Ambrogio Leone oggi possediamo più strumenti per studiare il passato e, attraverso uno studio più attento delle fonti scritte antiche e metodi più scientifici per studiare le testimonianze archeologiche, possiamo ricostruire la storia della Nola antica con maggiore chiarezza e più certezze.

Il nome di Nola compare per la prima volta in un testo scritto con l’opera Periegèsi (cioè Giro della Terra) del geografo greco Ecateo di Mileto, antica città fondata dai Greci sulla costa dell’odierna Turchia, scritta intorno al 525 a.C. Ecateo scrive raccogliendo le notizie che gli portano i mercanti e i marinai che navigano nei mari dell’Occidente e nell’elencare le città della penisola italica menziona “Nola, città degli Ausoni”.  Gli Ausoni sono il popolo originario delle regioni meridionali dell’Italia, discendenti da un leggendario Auson, padre di Liparo, da cui avrebbero preso nome le isole Lipari a nord della Sicilia (le stesse che chiamiamo Eolie, dal nome del dio greco dei venti, Eolo, che secondo la tradizione le abitava). Secondo Ecateo furono loro a fondare e ad abitare Nola. Altri scrittori, successivi ad Ecateo, tramandano che Nola fu fondata dagli Etruschi, provenienti dall’Etruria, corrispondente grossomodo alla Toscana e al Lazio a nord di Roma, e altri ancora che fu fondata dagli stessi Greci che nell’VIII sec. a.C. fondarono prima un insediamento sull’isola di Ischia, col nome di Pithekousa, e poi la città di Cuma.

A risolvere la questione, interviene oggi l’archeologia, che a differenza delle fonti scritte, fornisce dati oggettivi, informazioni senza il filtro dell’interpretazione data dagli scrittori, che a seconda del momento storico e dei loro obiettivi hanno potuto dare una versione o un’altra dei fatti storici.

Il dato ci viene esclusivamente dalla scoperta delle necropoli o “città dei morti”, quelle che oggi chiameremmo “cimiteri”. Dobbiamo, innanzitutto, tener presente che l’esistenza di queste necropoli, cioè di aree destinate al seppellimento dei morti, presuppone che vi sia una comunità che segue delle regole che valgono per tutti e che ha stabilito le aree da destinare alla città e le ha distinte da quelle da destinare all’uso funebre. La nascita di una città, da intendere come comunità di persone prima ancora che come spazio fisico, va collocata nel momento in cui accade questo, che per Nola si colloca nella seconda metà dell’VIII sec. a.C., vale a dire intorno al 750/730 a.C., circa due secoli prima di quando scrive Ecateo di Mileto.

La datazione si ricava dalla cronologia degli oggetti, prevalentemente vasi, che si trovano all’interno delle tombe, oggi ben datati dagli archeologi grazie al confronto con innumerevoli contesti di scavo sia in Italia che in Grecia e in altri luoghi del Mediterraneo.

Fin ad oggi le tombe più antiche sono state trovate nell’area a nord di via Antica Muraglia, tra via Mario De Sena e via San Massimo. Si tratta di sepolture a inumazione, cioè con il defunto seppellito in carne ed ossa, a differenza di quanto accade tra le popolazioni che usano cremare i loro morti seguendo il rito funebre dell’incinerazione. Per questo motivo i primi abitatori di Nola appartengono a quella che gli studiosi chiamano “cultura delle tombe a fossa”. Le più antiche tombe sono fosse rettangolari scavate nella nuda terra e in alcuni casi sono circondate da grandi circoli di pietre di calcare di medie dimensioni (fig. 2). I defunti sono deposti quasi sempre con il cranio a est e in posizione supina. Sugli scheletri si rinvengono spille di bronzo nei punti in cui dovevano chiudersi le vesti e collane e bracciali, sempre di bronzo, sul petto e ai polsi. Tutte le tombe contengono anche un numero variabile di vasi (fig. 3). Quello che è importante chiarire è che, a parte spille, collane e bracciali, tutti gli altri oggetti messi accanto al defunto servivano a presentare la sua fisionomia sociale, a chiarire il suo posto all’interno della comunità. Innanzitutto ci sono oggetti che servono a definire il genere maschile o femminile del defunto, ad esempio armi per i maschi e elementi del telaio per la filatura e la tessitura nel caso delle donne. Poi una serie di vasi che fanno capire quali usi praticava il gruppo familiare a cui il defunto apparteneva, definendone anche lo status sociale e il rango. Tutto quello che troviamo nelle più antiche sepolture di Nola, ci aiuta a comprendere che i fondatori e primi abitanti della città fossero gli Ausoni, quelli menzionati da Ecateo, ma fin da subito nelle sepolture compaiono anche vasi e altri gioielli importati da Cuma (fig. 4), città fondata dai Greci sulla costa di fronte all’isola di Ischia. Questo fa comprendere che già nell’VIII sec. a.C. sul piano culturale gli abitanti di Nola si formano arricchendosi del dialogo con i Greci, che sono portatori di dinamiche economiche e sociali più avanzate. Sarà proprio la pratica di comportamenti culturali che provengono da questi contatti a far scrivere ad alcuni storici antichi che Nola era stata fondata dai Greci. Nella crescita della città e della sua gente di lì a poco agli Ausoni e ai Greci si uniranno anche gli Etruschi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: