Storia di Nola nell’età antica.

La fondazione della città tra Ausoni, Greci ed Etruschi

di Mario Cesarano

Alcuni storici di età romana scrissero che Nola era stata fondata dagli stessi greci che nel corso dell’VIII sec. a.C. avevano fondato un insediamento nell’isola di Ischia, chiamata da loro Pithekousa, poi la città di Cuma e dopo qualche tempo anche il primo insediamento di quella che sarebbe stata Napoli. Secondo uno di questi storici la conferma di questa origine greca sarebbe venuta dal fatto che in età romana a Nola si potevano osservare edifici di tipo greco. Doveva trattarsi di templi, cioè edifici sacri, fatti di tufo, costruiti secondo tecniche e stili adottati a partire dal VII/VI sec. a.C. dai Greci, ma anche dagli Etruschi e dalle altre popolazioni della penisola italica. In una delle vetrine del piano terra del Museo Storico Archeologico di Nola è possibile osservare un’antefissa di terracotta con volto di Gorgone, rinvenuta nel 1984 nelle campagne di via Polveriera e che doveva appartenere a uno di questi templi, del VI sec. a.C. (le antefisse sono gli elementi che chiudono i coppi terminali della copertura dei tetti di un tempio). In realtà, come abbiamo già letto nella prima parte di questo racconto (pubblicato nel precedente numero della rivista), la fondazione di Nola si deve alla popolazione indigena degli Ausoni, ma fin dalle origini nella seconda metà dell’VIII sec. a.C. e per i secoli successivi la comunità locale stringe un contatto molto frequente con i Greci presenti nel golfo di Napoli, tanto da esserne molto influenzata sul piano culturale e da far scrivere agli storici dei secoli successivi che essa era stata fondata da loro. È per via di questi contatti che i Nolani apprendono comportamenti sociali e culturali, che condividono con i Greci e a un certo punto anche con gli Etruschi. Tra gli oggetti che si ritrovano nelle tombe a partire dal VII sec. a.C. compaiono sempre più frequentemente i vasi usati per versare e per bere il vino, con la chiara volontà di mostrare che il gruppo familiare del defunto pratica il rituale sociale del banchetto con il vino ovvero il “simposio”. Si tratta di una pratica sociale diffusa tra i Greci e in gran parte delle popolazioni del Mediterraneo antico, attraverso la quale si dichiara la propria appartenenza a un determinato gruppo sociale. Le classi emergenti di Nola depongono questi vasi nelle loro sepolture per dichiarare la loro appartenenza a un gruppo sociale e culturale fatto di capi e di eroi, come quelli dei miti dei Greci.

Il dialogo culturale tra i Nolani e i Greci è diretto ma viene anche mediato e facilitato dalla crescita esponenziale a Nola e in tutta la Campania, a partire soprattutto dal VII sec. a.C., di genti etrusche, presenti nella regione fin almeno dal IX sec. a.C. Non dobbiamo pensare a conquiste da parte di questi popoli, ma al trasferimento di numerosissimi gruppi familiari, costituiti da centinaia di persone, che si stabiliscono nei centri della regione e si inseriscono perfettamente nel tessuto sociale locale occupando in molti casi una posizione elevata. È ovvio, infatti, che, se il contatto tra stranieri e locali avviene soprattutto sul piano dello scambio commerciale, che, in un’epoca in cui ancora non esiste la moneta è costituito soprattutto dallo scambio di beni di lusso e prodotti agricoli, il dialogo vede protagonisti le classi emergenti che controllano le risorse del territorio. Agli Etruschi stabilitisi a Nola si deve la presenza nelle sepolture dei vasi di “bucchero”, prodotti localmente e che si distinguono per avere sia la superficie che l’impasto totalmente nero, grazie a un processo di cottura che prevede a un certo punto la sottrazione dell’ossigeno (fig. 1). Nola vive in questo momento un vero e proprio splendore, diventando uno dei centri più potenti della regione. È in questo momento che comincia a diffondersi in città anche l’uso della scrittura. Da Nola provengono alcuni dei vasi con importanti iscrizioni in lingua etrusca. È questa forte presenza etrusca che ha fatto scrivere ad alcuni autori antichi che la città fosse stata fondata dagli Etruschi. A loro risale anche la diffusione di ceramiche cosiddette etrusco-corinzie, perché prodotte a imitazione di quelle della città greca di Corinto, che sono decorate con figure di animali fantastici e reali, leoni, stambecchi, pantere, sfingi e tori, in bruno e rosso su fondo chiaro (fig. 2). È in questa stessa epoca che alla città viene dato il nome di “Nola”, termine di origini locali, che ha il significato di “città nuova”, che non deve far pensare alla fondazione o nascita di una nuova città ma a una riorganizzazione sociopolitica, che avviene grazie a un nuovo assetto sociale caratterizzantesi per l’equilibrio tra componenti sociali e etniche diverse. Oltre alle migliaia di tombe, scavate a partire dal ‘700 e i cui oggetti sono dispersi in gran parte nei musei di tutt’Europa e solo per gli scavi recenti custoditi nei depositi della Soprintendenza a Nola, purtroppo non abbiamo nessuna testimonianza archeologica di questi secolo riferibile alla città, se non l’antefissa con gorgone da via Polveriera e alcuni coppi di tetti, recuperati nelle necropoli perché usati come elementi per la costruzione di tombe.

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