Gigli, il percorso: Via Remondini una proposta nel solco della tradizione.

Di Maurizio Barbato

Il percorso pomeridiano delle macchine da festa è un tema sensibile e caro ai cittadini. L’individuazione di soluzioni, al fine di facilitare e velocizzare la processione delle macchine da festa, ricorre di sovente fra appassionati e addetti ai lavori sensibili alla possibilità di assicurare una più fluida processione e migliorare lo spettacolo per i tanti che giungono in città ma anche per tutte quelle categorie di nolani che non possono godere della festa fino a mattina inoltrata. 

Alcuni tentativi in questa direzione vennero già operati quando, negli anni ’90, si praticò la modifica del tradizionale percorso trasferendo parte di esso su Via Principessa Margherita dove si innestava a quello storico. 

Nel dicembre del 2017 una proposta alternativa venne formulata dagli allievi dell’istituto Masullo-Theti di Nola, in quel momento diretto dalla preside Anna Maria Silvestro, nel corso della presentazione di una pubblicazione relativa al “progetto del rivestimento” dei Gigli.

I docenti e gli allievi, durante il dibattito, aprirono a riflessioni circa i lunghi tempi di attesa nello svolgimento delle kermesse. Dal confronto emerse la proposta di considerare tratti viari diversi per facilitare e rendere più fluido il percorso pomeridiano delle macchine da festa.  

In particolare, essi individuarono il tratto di via Remondini come possibile alternativa all’ingorgo che attualmente si forma nel punto di incrocio tra via Luigi Tansillo e via San Felice, determinando quello che viene comunemente definito “o’ tras e o’ jesch”.

Tale proposta venne tradotta in un vero e proprio atto trasmesso al C.d.A. di Fondazione Festa dei Gigli nei primi mesi del 2018.

La riflessione su via Remondini è stata oggetto anche di altri confronti tra le associazioni presenti sul territorio.

L’alternativa di via Remondini, che richiede naturalmente le opportune verifiche di fattibilità considerato la conformazione del luogo in termini di larghezza della strada e sporgenze in essa presenti, sembra essere senz’altro coerente alla tradizione.

A tal proposito ricordiamo che la Festa dei Gigli risente dell’influenza dell’architettura religiosa di Nola alla quale è legata attraverso un vincolo indissolubile.

Secondo alcuni filoni di pensiero, infatti, lo storico percorso è stato determinato proprio in funzione dei luoghi di culto presenti in città. La processione pomeridiana sembra essere stata strutturata in modo che il passaggio degli obelischi costituisse una testimonianza collettiva di fede e devozione per i siti sacri.

In riferimento alla relazione tra architettura sacra e processione dei gigli è molto interessante l’analisi della prof.ssa Maria Carolina Campone che, partendo dalle sette opere di misericordia corporale, traccia un legame tra i luoghi sacri che si trovano lungo il percorso e la processione dei gigli. 

La docente evidenzia come i singoli punti in cui avviene l’evoluzione degli obelischi alludano, non a caso, alle sette opere di misericordia corporale. 

Difatti, il primo monumento che il giglio incontra è la Chiesa dei Morti  che allude all’opera di  “seppellire i morti”; in corrispondenza dell’Episcopio, l’atto del Vescovo di abbassare il vino risponde a due precetti: “dar da mangiare agli affamati e dar da bere agli assetati”; successivamente, le macchine da festa  lambiscono il Monastero degli Agostiniani o di San Paolino, un ordine religioso al servizio del popolo e dedito ad iniziative in favore dei poveri, alludendo così all’opera di misericordia “ospitare i pellegrini”; procedendo sul percorso, le macchine da festa incontrano i collegi femminili di Santa Maria La Nova, di Santo Spirito (ex Carceri) e il Tempio delle Vergini, quei complessi che erano dediti ad indirizzare le ragazze di buona famiglia ad una vita morale alludendo, così, all’altra opera “vestire gli ignudi”; in via Remondini, tratto che collega due assi del percorso, è sito il monastero dei Padri Ospedalieri , conosciuto come “la Pace”, dove i padri si adoperavano alle opere umanitarie, che trova corrispondenza col precetto di “curare gli ammalati” ; infine, attraversando il punto più stretto del percorso la macchina da festa raggiungeva l’antica Arce, la fortezza voluta dagli Orsini che era anche il carcere della città, rispondendo così all’altra opera di misericordia ovvero “visitare i carcerati”.

L’opera di misericordia corporale relativo a “curare gli ammalati” è un chiaro riferimento al complesso della Pace, con la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, sito a via Remondini. Infatti, il monastero dei Padri Ospedalieri era dedito ad affrontare le vicissitudini e a rispondere ai bisogni dell’opera umanitaria.

Tuttavia, il percorso tange via Remondini, sia lungo via Luigi Tansillo che lungo via san Paolino, ma non l’attraversa.

Dunque, l’alternativa al percorso, valutando il tratto di via Remondini, risponderebbe senz’altro alla tradizione della processione dei gigli ed al suo legame con i luoghi sacri, anzi forse la rafforzerebbe. 

Occorre, naturalmente, verificare le condizioni di fattibilità concrete della proposta e verificare, altresì, la volontà di avviare un possibile dibattito e una condivisione della stessa.

In ogni caso, la proposta di un’alternativa, sia essa via Remondini piuttosto che altro, è sintomatico dell’esigenza di trovare soluzioni al fine di evitare i tanti ed eccessivi tempi lunghi della festa e, nel contempo, indica l’esigenza di un confronto su problematiche che da anni risultano irrisolte.

Osservare le macchine da festa che attraversano il percorso storico della città è veramente uno spettacolo unico. Un mare di gente riempie i vicoli, le strade e i balconi degli edifici storici pronti a cogliere un brivido, un attimo di felicità presso i luoghi più conosciuti del circuito pomeridiano. I colori dei gigli si mescolano a quelli della folla che popola le strade e gli edifici. 

Tuttavia, la Festa si svolge in un crescendo di partecipazione e di emozioni che gradualmente lascia spazio, talvolta, ad una rappresentazione ripetitiva e noiosa.

Intanto basta alzare gli occhi e osservare che il balcone gremito di gente all’inizio della kermesse pian piano si svuota rimanendo senza spettatori; il comitato registra un calo notevole di partecipazione man mano che si avvicinano le ore dell’alba; i cullatori sono tutti attrezzati con opportuni dispositivi di protezione individuale per proteggersi dagli assordanti suoni provenienti dalle casse potenziate al massimo; molte finestre si chiudono per attenuare il livello dei decibel e proteggere l’udito di anziani e  bambini; i nolani  impegnati in attività il lunedì non possono godere a pieno dello spettacolo; finanche l’osservatore che proviene dall’esterno ai primi attimi resta estere fatto dalla manifestazione, ma dopo un po’ è annoiato dai lunghi tempi di attesa.

L’UNESCO ha posto sotto la propria egida la millenaria Kermesse. Il sigillo ha costituito il riconoscimento della unicità e della spettacolarità di una tradizione frutto dell’estro dei nolani.

Questo ci pone in una condizione di riflessione sui molteplici aspetti che andrebbero curati e migliorati della nostra festa. 

Il lungo periodo di pandemia che abbiamo vissuto e che ancora ci costringe allo stop della festa, potrebbe costituire un momento di riflessione e di riorganizzazione finalizzati ad una ripartenza nel segno della valorizzazione della Festa dei Gigli.   

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