San Paolino, uomo di cultura e dal grande talento poetico

Di Carmela Somma

Ponzio Meropio Paolino, più conosciuto come Paolino da Nola, è il santo patrono della nostra città, adorato e venerato, ma…anche conosciuto? Chiediamocelo: cosa sappiamo davvero di San Paolino che non sia legato alla Festa dei Gigli e ad alcuni aneddoti dalle sfumature leggendarie? Forse la prima cosa poco nota è che Paolino fu un uomo di grande cultura e di forte talento poetico: di lui, infatti, ci restano più di trenta testi poetici di varie tematiche e di cui i più importanti sono sicuramenti i quattordici componimenti, detti Carmina Natalacia, composti in occasione della solennità di San Felice presbitero, a cui Paolino era fortemente devoto, che ricorreva il 14 Gennaio. Paolino considerava la poesia come strumento per lodare Cristo, i santi e per affermare il suo ideale spirituale. La poetica di Paolino è basata su Cristo e sulle verità cristiane e alimentata dalla Parola; la poesia così diventa uno degli strumenti attraverso cui consacrarsi a Cristo. Mediante la fede, Paolino attua una sublimazione della natura umana su cui, in seguito alla conversione, ha agito una forza nuova e cioè un Dio più grande. Compaiono, infatti, nei suoi componimenti i sentimenti della pace, dell’amicizia, della gioia, dell’arte e della bellezza del lavoro presentati come doni di Cristo. La conversione spirituale e dei costumi è accompagnata da una conversione poetica: Paolino compone una poesia nuova, lontana da quella pagana fondata sulla mitologia, ma metafora di quella vita nuova, di quella metamorfosi totale per la quale Cristo è al centro e unico oggetto di ogni azione umana. Da grande studioso qual era, inserisce nei suoi componimenti tantissimi rimaneggiamenti e richiami agli autori della cultura classica, ma dona loro dei nuovi significati alla luce delle verità cristiane e della sua esperienza di conversione e fede, Egli si pone prima di tutto come cristiano e poi come poeta, in quanto il suo compito è quello di far risaltare i doni di Cristo attraverso l’arte che, a sua volta, pure proviene da Dio. Il tutto può dirsi riassunto nella dichiarazione di Paolino nel Carme 20: Ma la mia sola arte è la fede e la musica è Cristo. Il discorso di Paolino non si basa, però, su una serie di dottrine e l’adesione intellettuale a queste, ma egli lavora su una materia concreta che è il suo stesso raggiungimento della conversione attraverso le sue esperienze di vita riviste in una chiave di lettura nuova e cioè alla luce della volontà divina; per cui la fede che risalta nei suoi versi non è fatta di dottrine fini a se stesse, ma è una fede concretamente maturata durante la sua vita.

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