I nostri doni ce li abbiamo sotto gli occhi

Il carme 21: le amicizie di Paolino come ricchezza

Di Beniamino Depalma Arcivescovo

In uno dei suoi carmina natalicia, i componimenti che Paolino scriveva ogni anno, nel giorno solenne della festa di san Felice in Pincis, il 14 gennaio, il nostro Santo getta uno sguardo all’anno appena trascorso. Era stato un anno difficile il 406: il popolo barbaro dei Goti era arrivato quasi alle porte di Roma e la loro sconfitta, dopo dure battaglie, era sembrata quasi miracolosa. Un rendimento di grazie fiorisce sulle labbra poetiche di San Paolino, che lo spinge a rendere grazie per i doni con cui il Signore aveva arricchito la sua vita: “Ora, dunque, allontanata la paura – come, cessate le piogge, è piacevole voltarsi indietro a guardare le nubi scacciate – è bello paragonare la situazione presente al passato” (Carme 21,vv.14-15). Sembrano usciti dalla penna di un poeta dei nostri giorni, questi versi. Il nostro Paolino dimostra ancora una volta un intuito di straordinaria modernità. Anche noi sentiamo, pian piano, allontanarsi la paura che per più di un anno ha attanagliato la nostra gente, i nostri paesi. Le nubi della pandemia sembrano lentamente cedere il passo ad un timido sole. Ed anche per noi, come per il Santo, è bello “guardare alle nubi scacciate”, per apprezzare la ricchezza di doni di cui è intessuta la nostra vita, e che abbiamo rischiato di perdere.

Paolino guarda ai regali di cui lo ha arricchito il suo patrono Felice e, con nostra meraviglia, egli vede subito i suoi amici, che sono accorsi a Cimitile, di certo per la festa, ma anche per ritrovare il loro amico dopo la bufera della guerra che aveva fatto tremare l’Italia. “Non andrò lontano, né da lontano prenderò fatti distanti nel tempo o nello spazio. Sono qui: abbiamo i doni stessi presso di noi” (v.200). Non è così anche per noi? Ci siamo sentiti privati, in questo lungo inverno di isolamento delle nostre amicizie, dei nostri affetti, degli abbracci e degli sguardi che davano calore e colore alla nostra vita. Adesso che possiamo finalmente ritornare, con le dovute cautele, ad incontrarci, sentiamo come san Paolino che “abbiamo i doni stessi presso di noi”. Sono le relazioni vere, autentiche, fondate su una condivisione vera e profonda, che rendono forte e bella la nostra vita: il Santo li descrive rapidamente uno ad uno, indicando per ognuno una caratteristica che lo rende unico. Quante volte in questo tempo anche noi abbiamo ripensato con gratitudine a coloro che ci hanno arricchito la vita, ricordando anche, magari coloro che non sono più tra noi: la distanza ci ha quasi aiutato a consolidare l’amicizia, perché abbiamo potuto sperimentare l’aspetto che più ce li rendeva cari. Sono questi i doni di cui abbiamo bisogno in questo tempo, per tornare a sperare, per tornare a camminare sui sentieri della vita. Anche se abbiamo attraversato, come ci ricordava papa Francesco, “fitte tenebre che si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città”, tuttavia, il nostro Santo ci ricorda che sempre, anche tra le tenebre più scure, Dio fa brillare dei semina lucis, dei semi di luce (v.235). Per Paolino sono i suoi amici, che, nelle loro caratteristiche diverse, diventano per lui le sfaccettature multiformi di un’unica realtà: “tutto ciò che procura la ricchezza della vita presente e la speranza di quella futura, io ricordo che a te lo devo, a te, a cui Cristo mi donò come servo sin dai primi anni” (vv.348-50). I rapporti umani così significativi sono la sua ricchezza e la sua speranza, e discendono tutti da un’unica fonte: l’amicizia di Cristo. Paolino estende il suo concetto di amicizia perfino al Signore Gesù: è un amico da conoscere, non un Dio lontano di cui aver paura. È un fratello con cui camminare, non un padrone dispotico di cui subire i comandi.

 Abbiamo anche noi bisogno di luci che traccino il giusto cammino, oggi più di prima. Il nostro Patrono ci indica una via sicura: nelle amicizie profonde, nelle relazioni che ci arricchiscono la vita si intravede il riverbero di quell’unica Luce dietro la quale possiamo camminare sicuri. Adesso ci stiamo accorgendo che tanti bagliori non hanno resistito alla prova della tempesta, e si sono spenti lasciandoci nel buio. Per questo siamo più sicuri che mai, come Paolino, che vale la pena di investire la nostra esistenza in quella rete di fraternità che sparge semi di luce lungo i sentieri dell’esistenza.

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