A tu per tu con Erasmo Leone

NOLA. Resteranno nella storia della Festa le ‘sfide’ tra la sua paranza e la barrese di Cicciotto. Erasmo Leone è sicuramente nel cuore dei nolani, dei più anziani, che ne hanno potuto ammirare le gesta da vivo, ma anche dei più giovani che dai racconti hanno imparato ad appassionarsi alle gesta della sua paranza. Oggi, ‘rasimiello’, si gode la meritata pensione, continuando a vivere quella Festa, che lo vedeva grande protagonista, da silenzioso (e appassionato) spettatore.

-Differenze tra la festa di ieri e quella di oggi? Cosa c’è da correggere? Cosa non le piace?

“Non mi piace fare paragoni con le feste del passato. La festa resta un’espressione popolare e nei tempi le cose cambiano. Credo però che al giorno d’oggi non servono re-gole, quelle già ci sono. Bisogna solo farle rispettare. Servirebbe una Fondazione forte e autorevole che sappia dare sanzioni giuste ed eque. Per il resto c’è una cosa che mi piacerebbe: che la festa finisse un poco prima”. E poi?

“Ogni attore della festa ha un ruolo che deve rispettare – commenta – Io penso che chi ha un microfono in mano deve fare molta molta attenzione. Le parole sono importante.

Ecco, credo che un uso decoroso del micro-fono, senza eccessi o provocazioni pesanti, debba essere un obbligo per tutti”.

La festa è passione e divertimento, ma anche spettacolo. Cosa riprenderebbe dalle feste del passato per riportarlo in quelle di oggi? “A me piaceva molto l’esibizione in piazza. Ma, in genere, tutti i punti cruciali erano per me importantissimi, e le esibizioni dovevano essere perfette. Anche nel mio periodo era importante lo spettacolo. Le cacciate ave-vano un rilievo sicuramente diverso. Ecco, credo che oggi sarebbe bello rivedere quelle che chiamavamo cacciate. In piazza il pomeriggio, ma anche nei punti cruciali, come le Carceri, Caparossa. Oggi la festa mi piace, e mi diverto anche a vederla. Ma trovo eccessivo in certe situazioni le tante girate che si fanno. Alla lunga annoiano. Credo bisognerebbe capirlo. Come si dice, il troppo stroppia”.

Forse c’è una eccessiva spettacolarizza-zione…

“Lo spettacolo è importante – conclude – E trovo giusto e naturale che l’esibizione faccia parte della festa. Ovviamente l’obiettivo deve essere sempre e solo quello di offrire uno spettacolo per chi viene a vedere la festa” I giovani e la festa. Cosa vorrebbe dire ai ‘giovani cullatori’?

“I giovani sono importanti, sono il futuro della festa. Ma hanno bisogno di fiducia e devono essere incoraggiati. Questi devono sempre restare umili però, ed apprendere e imparare dai cullatori più anziani, senza avere troppa fretta”

Infine i ricordi. C’è qualcosa o qualcuno che ricorda con maggior affetto?

“I ricordi sono davvero tanti, tantissimi -spiega – Ogni festa ha lasciato un segno, ogni giglio, ogni maestro di festa. E poi i tanti amici che hanno accompagnato me e la paranza. Senza dimenticare poi le paranze con cui ci confrontavamo. I ricordi e le emozioni sono davvero tante. Come mi si può chiedere di sceglierne solo uno”.

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