Nola, dalla ‘festa sospesa’ ad una rinnovata fraternità

Di Luca De Risi

Tra le dolorose conseguenze della pandemia da Covid 19 bisogna registrare, come noto, la sospensione di tutte le feste popolari, per evitare nuovi e pericolosi focolai di infezione cagionati dall’assembramento delle persone. Per questa ragione, le celebrazioni in onore dei Patroni si dovranno limitare al solo aspetto liturgico, senza quelle manifestazioni folkloristiche ad esse tradizionalmente associate.

È relativamente facile quantificare il danno ‘economico’ derivante dal mancato concorso dei visitatori forestieri che, in qualche modo, davano un po’ di respiro all’economia dei comuni interessati. Più difficile sarà prevedere le conseguenze sul morale di quanti si sentivano fortemente (talora ‘visceralmente’) legati alle feste che non ci saranno.

 Verrà infatti il giorno della Festa ma la Festa…non ci sarà. Nelle piazze già clamorose e variopinte regneranno solamente silenzio e squallore; i luoghi dell’allegria si trasformeranno in altrettanti deserti, abitati dalle ombre di un passato lieto che, ad un tratto, sembra un sogno lontano.

 Dio solo sa se e quando le nostre feste potranno riprendere. Tuttavia, e volendo mettere in pratica l’antico ‘ex malo bonum‘, da questa sospensione forzata e dolorosa, da questa assenza di gioia condivisa, potrebbe tuttavia nascere una fraternità nuova e più sentita, in cui la materiale impossibilità di significazione ‘esterna’ potrà rigenerarsi in una più sentita e profonda amicizia, in una più verace solidarietà, in un senso civico più diffuso e consapevole.

La nostra comunità, pur senza lo svolgimento della Festa e con l’amarezza nel cuore, ha dimostrato di avere la forza di organizzare, nel rispetto della normativa vigente, belle iniziative tese al recupero ed alla cura delle nostre tradizioni da tramandare alle giovani generazioni.

Un plauso va quindi alle associazioni che si sono impegnate. Sono stati eventi preparati nonostante le difficoltà logistiche e temporali, ma la volontà è stata più forte di qualsiasi cosa. Nola è VIVA insomma e, pur senza una Festa da guardare, ha celebrato nel suo intimo la Festa Eterna!

Questo, forse, sarà un frutto meraviglioso e insperato: benché col volto rigato dalle lacrime della nostalgia e del rimpianto, avremo acquistato una nuova e più intensa coscienza del nostro essere parte di una comunità concorde nella lotta della vita, una comunità che sa eliminare ciò che divide, onorando e coltivando, piuttosto, quanto unisce e affratella.

Facciamo onore a questa scuola di sofferenza che, ‘obtorto collo‘, abbiamo dovuto frequentare! Sicuramente le feste che, con l’aiuto di Dio, celebreremo quando questo flagello sarà cessato, saranno più vere, più belle, perché la nostra sensibilità sarà stata provata nel crogiulo di una pena che ci ha insegnato a dare valore alle cose che contano, tra le quali, indubbiamente, spiccano una più verace e intensa fraternità e una ‘joie de vivre‘ che non si esprimerà, eventualmente, in un becero clamore festaiolo, ma che, viceversa, sarà un’alta e condivisa celebrazione della Vita.

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