A Palmi attesa e speranza per il ritorno della Varia

Di Maria Luisa Lovecchio

Nel giugno del 1575 si sviluppò a Messina una grave pestilenza, causata dal ritorno dalle armate cristiane in seguito alla battaglia navale di Lepanto, avvenuta il 17 ottobre 1571. Durante il corso dell’epidemia i marinai di Palmi con grande slancio di solidarietà e generosità, vennero in soccorso dei fratelli Messinesi che terminato il morbo, come segno di gratitudine, donarono ai palmesi uno dei capelli che la Madonna aveva inviato loro nel 42 d.C. assieme ad una Sua lettera di benedizione e protezione per la città.

Così, l’11 gennaio 1582, accompagnata da una moltitudine di imbarcazioni pavesate a festa, approdò alla Marinella di Palmi la barca di patron Peppe Tigano con un prezioso reliquiario contenente il Sacro Capello della Madonna.

Da quel momento anche nel popolo Palmese si rafforzò la venerazione verso la Sacra Vergine appellata dai Messinesi della Sacra Lettera a ricordo della missiva; venne adottata la Sua Effigie nera racchiusa in una manta d’argento, a somiglianza di quella venerata nella città peloritana, ed elevata a Patrona e Protettrice della Città di Palmi.

La venerazione verso la Madonna della Sacra Lettera e il privilegio di possedere un Suo Sacro Capello, comportò di conseguenza anche l’introduzione del trasporto della “Varia”, tanto che verso la metà del 1600 Mastro Jacopo costruì un Carro Sacro, simile a quello già presente a Messina fin dal 1500.

La struttura della Varia, che oggi viene trasportata, è una grandiosa macchina sacra realizzata nel 1900 dall’ingegno del Palmese Giuseppe Militano. E’ alta circa 15 metri, del peso di quasi 20 tonnellate ed è trasportata a spinta, sul selciato di granito del corso, da 200 giovani distinti nelle cinque corporazioni cittadine: marinai, contadini, bovari, artigiani e carrettieri, oltre che dal popolo che condivide il loro immane sforzo ponendosi a tirare le due lunghe e robuste funi.

Il termine Varia deriva da Bara o Vara per significare il sepolcro dove è posto il corpo della Vergine e dal quale la Sua anima si distacca per raggiungere il cielo.

Ha forma piramidale e rappresenta una nuvola argentea collocata su una base detta “Cippu” sul quale prendono posto i 12 Apostoli nell’atto di vegliare le Sacre Spoglie della Vergine. Il sole e la luna ruotano grazie a dei meccanismi interni, e sui 32 seggiolini, posizionati lungo la struttura, vengono posizionati gli angioletti.

In cima viene collocata una bambina detta Animella, sostenuta e incoraggiata per tutto il percorso dal Padreterno che, con gesto simbolico, “porge” l’anima della SS. Vergine al suo Figliolo.

La città di Francesco Cilea, festeggia la sua Patrona l’ultima domenica di agosto, per non far coincidere i festeggiamenti con quelli che si svolgono il 15 dello stesso mese a Messina.

Il sabato che precede il giorno del trasporto della Varia, un imponente corteo accompagna per le vie della città il seicentesco quadro raffigurante la Madonna della Sacra Lettera e il reliquiario d’argento contenente il Sacro Capello posto su un caratteristico vascello per ricordarne l’arrivo dal mare.

Il giorno successivo, ultima domenica di agosto, le solennità vengono concluse con lo straordinario e trionfale trasporto, un autentico spettacolo di forza e di fede nel corso del quale dal popolo si leva l’invocazione di affidamento alla Vergine: “Senza sconzu Maria di la Littara”.

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