La Festa dei “tempi andati” Tradizione e… cambiamento

di Vincenzo CAPEZZUTO

NOLA. La tradizione, questa sconosciuta. Quando si parla di festa si invoca spesso un ritorno alle origini. Benissimo dico io. Ma quali origini? Quelle delle corporazioni
(quali?), quelle della barca simbolo della festa. Ma se le barche erano due? E fino al dopoguerraera portata dai conciatoridi pelle…
GIGLI E CORPORAZIONI.
Secondo la tradizione erano otto. Ma il Gregorovius parla di nove obelischi appartenenti alle corporazioni. Leonardo Avella parla anche di una decima corporazione.
Meglio cominciare dall’inizio. Fonte il De Nola di Ambrogio Leone, che scrive “prima vanno i contadini… poi viene il cero degli ortolani”. Il Leone spiega che il cero dei contadini era adorno di falci e spighe mentre quello degli ortolani era adorno di cipolle e agli.
Nel 1853 poi è lo storico Gregorovius
che parla di nove obelischi e di conseguenza alle otto corporazioni attuali è da aggiungere,
appunto, quella dei contadini che apriva la ‘processione’.
Secondo l’Avella tra il “1866 e il 1885 il numero degli obelischi fu fissato ad 8 più la barca. Nacque l’esigenza di costituire una nuova corporazione per il trasporto di quest’ultima. Sorse così la corporazione dei ‘cuoiai’ cioè dei conciatori di pelli. Presumibilmente scrive ancora l’Avella le corporazioni di Contadini e Ortolani sifusero verso la fine dell’ottocento”.
Di conseguenza le corporazioni restarono nove anche dopo la decisone di fissare a 8 il
numero degli obelischi. Stando alla tradizione sono state, dunque, 10 le corporazioni nella
Festa dei Gigli: contadini, ortolani, pizzicagnoli, bettolieri, panettieri, macellai, calzolai, ferrari, sarti a cui si aggiunsero nell’800 i cuoiai. Stando alle informazioni fornitemi da Antonio Napolitano (presidente dell’associazione Contea Nolana nonchè promotore
del Centro di Documentazione Visiva della Festa dei Gigli)
la Barca “veniva allestita sempre dalla corporazione dei cuoiai, perchè la famiglia Piciocchi la custodiva. Era infatti quasi sempre la stessa, con qualche ritocco dietro ‘o vico d’à cunciaria. Successivamente, con la scomparsa dei Piciocchi, la barca venne allestita dagli operai della conceria. Dagli anni cinquanta in poi sono, gradualmente,subentrati i vari Maestri di Festa”.
LE BARCHE. Il Leone non ne parla, ma Gregorovius è abbastanza chiaro in merito e parla di
9 obelischi e di 2 (DUE) barche. Esatto avete capito bene. Erano DUE. Il simbolo della Festa era doppio (come il cuonce cuonce). Siamo nel 1853 e si legge: “seguivano poi una nave sulla quale era un giovane vestito da turco e con in mano un fiore di melograno…
Dietro a questa nave veniva un gran bastimento da guerra su un lembo di mare che gli faceva da fondamento… Sul bompresso stava un giovane vestito da turco fumando un sigaro… sul tribordo si trovava, inginocchiata davanti all’altare, la figura di San Paolino”.
In precedenza la prima notizia storica sulla barca viene data dal Remondini (1747, quindi circa 100 anni prima del Gregorovius) che però non chiarisce affatto la situazione. Nella sua opera infatti si parla di “macchine in forma di globi, piramidi, di navi o simil atre cose”. Dunque la possibilità delle 2 barche è più che un’ipotesi.
Anche se resta complicato il percorso di come poi si sia giunti ad una. Senza fonti si possono solo fare supposizioni. L’ipotesi più probabile è che ciò sia accaduto sempre tra il 1866 e il 1885, quando venne fissato ad 8 gigli più una barca il numero degli obelischi.
I MAESTRI DI FESTA. Anche in questo caso bisogna parlare di doppio. Sempre Leonardo Avella spiega che il maestro di festa veniva registrato presso l’Ufficio Annonario il lunedì antecedente la domenica della ballata. All’interno dell’ufficio comunale venivano sorteggiati i nomi dei nuovi maestri di festa. Questi “erano due per ogni giglio: uno il maestro più anziano, faceva vestire il giglio, l’altro, il più giovane lo svestiva”.
Da un documento del 1891 infatti si apprende che il giglio “così arricchito (vestito, nda)
resterà fino allamattina della domenica innanzi alla casa di colui che lo ha vestito… Fatta la processione si comincia il giro dei gigli per la città e dura fino alle ore del giorno in cui vanno a posare innanzi alla casa di chi dovrà spogliarli, ove durante la notte si ripete il medesimo chiasso fatto la notte precedente presso colui che l’ha vestito. Il lunedì mattina…” vengono poi portati i gigli in piazza. Usanza oramai scomparsa
definitivamente (cosa istituzionalizzata, tra l’altro, dal nuovo regolamento emanato dalla Fondazione).
Le note dolenti. Scrive l’Avella: “esisteva una volta un Fascicolo
Municipale, custodito nel comando dei VVUU di Nola , dove fin dal 1783 si elencavano i nomi dei cosiddetti maestri di festa. Di questo importante documento non si conoscono i motivi della scomparsa. L’Avella suppone sia stato “richiesto da qualche ricercatore di storia patria e mai riconsegnato.
Oggi quel documento è bene culturale comune del popolo di Nola” e invece potrebbe
anche trovarsi in qualche collezione privata.

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