Nola deve scovare dentro di sè le risorse per ritrovare la dimensione di “antichissima e sempre vivace città”

di Luigi Pasciari

NOLA. Annunciata come una straordinaria opportunità di rinascita e di rilancio della nostra città, la prospettiva di avere a Nola un polo universitario sembra definitivamente tramontata. L’ostacolo risultato insormontabile è stato il mancato reperimento di una SEDE adeguata, condizione dirimente ed irrinunciabile posta dal SENATO ACCADEMICO dell’UNIVERSITÀ PARTHENOPE all’atto della approvazione del trasferimento.
Sono, infatti, state considerate inidonee le proposte ipotizzate in loco mentre inattuabile è apparsa quella avanzata dagli organismi universitari.
Ora come ora mentre, come è consuetudine, impazza a livello locale il solito dibattito che
vede il palleggiarsi le responsabilità in un gioco delle parti assolutamente improduttivo, appare quanto mai concreta la possibilità che l’UNIVERSITÀ PARTHENOPE orienti la sua
scelta verso altre città più disponibili e pronte. Una vicenda che, in un periodo di per sé profondamente critico, di certo non contribuisce a trasmettere serenità e fiducia.
Ma ecco che, provvidenziale, si manifesta una occasione capace di far dimenticare la possibile presente delusione attraverso una nuova e molto più seducente prospettiva.
Il riconoscimento ricevuto da Procida quale CAPITALE DELLA CULTURA ITALIANA
ha infatti risvegliato l’orgoglio cittadino profondamente ferito ma sicuramente mai domo
e immediatamente messo in moto la macchina organizzativa finalizzata a rivendicare analogo riconoscimento per la nostra amata città.
In fin dei conti che cosa hanno, che Nola non abbia, Matera, Parma, Procida per citare le ultime, in ordine di tempo, città premiate col titolo di CAPITALI della CULTURA?
E, soprattutto, hanno queste CITTÀ, con tutto il rispetto, quello che Nola può vantare (dalla
preistoria… interrata ai giorni nostri) ? Tanti anni fa, al tempo in cui ebbi l’onore di
sedere in CONSIGLIO COMUNALE, durante una seduta in cui il dibattito si era fatto
particolarmente “vivace”, anche per stemperare gli animi, dichiarai che “Nola è secondo
me la città più bella del mondo, peccato che è abitata dai nolani!”.
L’intento ironico era evidente e fu immediatamente colto e sottolineato con una risata generale. Ma ci furono, in CITTÀ, anche quelli che, depositari per lascito testamentario della difesa del buon nome di Nola, mi accusarono di lesa maestà e di scarso amore nolano. Il ricordo del passato, calato nel presente, mi spinge a dichiarare che “Non devo né voglio pentirmi, non so di cosa mi debba pentire.” (mi sono appena accorto che scrivo queste righe ed è il 17 febbraio).
“Confesso che mi è parsa questa l’occasione più bella per dedicare all’antichissima e sempre vivace città di Nola un segno della mia riconoscenza[…] Fu camminando per i suoi amenidintorni, per le vie alle radici del monte Cicala che io trovai un compagno, e che compagno, in Giordano, sulla cui vita e sul cui pensiero avevo cominciato a fantasticare.”
Così Aldo Masullo nella prefazione / dedica di “Bruno, Maestro di Anarchia” sua ultima pubblicazione.
Nola per ritrovare la sua dimensione di “antichissima e sempre vivace città” non credo necessiti di riconoscimenti effimeri e contingenti, deve semplicemente ritrovare dentro di sé le risorse per liberarsi dalla sua attuale condizionedi “città delle ambizioni illusorie e dei fallimenti reali”.

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