La storia di Paolino da Bordeaux Santo protettore e vescovo di Nola

di Luca De Risi

NOLA- Ponzio Meropio Paolino nacque intorno al 355 a Burdigala (odierna Bordeaux), in Aquitania, da una ricca famiglia di rango senatorio. Da giovane compì glistudi di grammatica e retorica alla scuola del poeta Ausonio, avviandosi alla carriera politica, nel cui ambito percorse tutte le tappe del cursus honorum, fino a ottenere la procuratela della Campania dal 379 al 381. Nell’adempimento di tale ufficio, rimase vivamente colpito dalla grande venerazione che gli abitanti del territorio di Nola città in cui la sua famiglia aveva dei possedimenti tributavano a san Felice prete da non confondere con il primo vescovo di Nola specie in occasione del giorno della festa, il 14 gennaio. Nel 383 la carriera di Paolino fu, tuttavia, bruscamente interrotta dall’uccisione dell’imperatore Graziano,
che aveva intrapreso una forte politica antipagana, rinunciando anche, nel 382, alla carica di pontefice massimo, di cui tradizionalmente gli imperatori si fregiavano.
Caduto Graziano gli successe Teodosio, che attuò una politica di repressione nei confronti dei fautori del suo predecessore, in cui doveva rimanere coinvolta anche la famiglia di Paolino, il quale rischiò di essere condannato a morte con la confisca dei beni, come era accaduto già a suo fratello. Decise, perciò, di ritirarsi in Spagna, mentre l’Impero era travagliato da una lunga serie di discordie interne, che vedevano anche l’opposizione
decisa di pagani e cristiani. In Spagna Paolino sposava Terasia, appartenente a una ricca e nobile famiglia, con la quale viaggiò attraverso le più importanti città del tempo, da Vienne, dove conobbe Vittricio, vescovo di Rouen, a Milano, dove ascoltò le omelie di Ambrogio. Il profondo legame con la moglie, fortemente credente, dovette accelerare il processo della sua conversione e l’adesione a una scelta di vita ispirata agli ideali evangelici, sicché nel 389 Paolino ricevette il battesimo dal vescovo di Bordeaux, Delfino. Da questo momento e almeno per i successivi cinque anni, egli visse in Spagna, dedicandosi alla meditazione religiosa e alla vita familiare, dapprima rallegrata dalla nascita del figlio Celso e poi, invece, segnata dal dolore per la morte prematura del bambino. Quest’evento così doloroso spinse i due coniugi a maturare la decisione
di trascorrere il resto della loro vita in castità, di donare i loro beni ai poveri e ritirarsi a vivere a Nola, presso la tomba di san Felice.
Nel giorno di Natale del 394, mentre partecipava con la moglie alla celebrazione della messa a Barcellona,Paolino venne acclamato sacerdote dal popolo. Egli accettò, ma senza rinunciare al desiderio di trasferirsi a Nola, per fondarvi una comunità monastica:
durante il viaggio, si fermò ancora da Ambrogio, che aveva su di lui un grande ascendente, al punto che in seguito egli si sarebbe definito «nutrito nella fede dall’amore di Ambrogio» e, in seguito, avrebbe provato un grande dolore alla notizia della sua morte, avvenuta nel 397. Nonostante l’appoggio del grande santo e di altri padri della chiesa (Girolamo,Agostino, Martino), in realtà la scelta ascetica di Paolino e Terasia incontrava
forti opposizioni anche in seno alle gerarchie ecclesiastiche, oltre che presso la società aristocratica del tempo, che aderiva stancamente al cristianesimo così come prima al culto pagano.. Nonostante le critiche e le calunnie dei loro detrattori, Paolino e Terasia,
dopo aver ceduto gran parte dei loro beni, si imbarcarono alla volta dell’Italia e, dopo essersi fermati a Roma, dove furono freddamente accolti da papa Siricio, giunsero a Nola alla fine dell’estate del 395, stabilendosi a Cimitile. Qui Paolino fondò una comunità ascetica e avviò la costruzione di una basilica, che egli stesso definisce nova, per distinguerla dalla vetus, il piccolo tempio sorto intorno alla sepoltura del suo Felice. In breve tempo, il cenobio del santo acquisì prestigio, grazie alla capacità che egli aveva di coltivare rapporti epistolari con i principali protagonisti della vita religiosa del tempo,
spesso anche agli antipodi, fra di loro, rispetto ai principali dogmi di fede, intorno alla cui definizione si sviluppavano eresie e diatribe. Alla fortuna del monastero – il primo
aperto a uomini e donne contemporaneamentecontribuì anche il favore che il nuovo papa Anastasio dimostrò verso Paolino e la sua comunità. Da questo momento e fino alla sua elezione a vescovo possediamo notizie di prima mano riguardo la vita, i rapporti, le amicizie, le scelte culturali del santo, derivanti dal suo epistolario e dai Carmina, poesie in gran parte dedicate a san Felice (natalicia) o agli amici.
Nel 409 Paolino fu eletto vescovo di Nola.
Per l’Italia questi sono anni tempestosi. Nel 410 i Goti di Alarico saccheggiano prima Roma e poi la Campania. Paolino si rivelò in ogni circostanza un vero padre, preoccupato del bene spirituale e materiale dei suoi figli, per i quali soffrì anche la prigionia, come apprendiamo dalla testimonianza di sant’Agostino (La città di Dio I,
10) e dal successivo racconto del papa Gregorio Magno, rielaborato e arricchito di particolari edificanti (Dialoghi III, 1). Poche notizie si hanno intorno a questi anni del
suo episcopato, ma il prete Uranio riassume, in una pagina meravigliosa, tutta la vita del santo vescovo: «Quando fu nominato alla più alta dignità del sacerdozio, Paolino non volle essere uno di quei vescovi che si fanno temere, ma si fece amare da tutti. Non s’irritò mai, non ebbe mai scatti di collera, in cui non si ricordasse
della misericordia. […] Chi venne a lui e ripartì senza essere soccorso? Pio, misericordioso, umile, benevolo, pacifico, mendicava per arricchirsi e cedeva
agli altri le sue ricchezze.» Intanto, a riprova del prestigio crescente di Paolino, sta il fatto che a lui si rivolge l’imperatore Onorio, chiamandolo a presiedere, nel 419, il sinodo di Spoleto, che però non fu mai celebrato.
Paolino morì a 76 anni, il 22 giugno del 431, un anno dopo l’amico Agostino. Il suo corpo, inizialmente sepolto a Cimitile, presso le tombe di Felice e Terasia,
al tempo dei Longobardi, tra IX e X secolo, fu trafugato e portato a Benevento. Intorno all’anno 1000 l’imperatore Ottone III chiese ai Beneventani il corpo di san Bartolomeo, ma questi, con un inganno, gli consegnarono il corpo di san Paolino, che così
giunse a Roma. Qui fu posto nella chiesa di sant’Adalberto di Praga, divenuta poi Basilica di san Bartolomeo, sull’Isola Tiberina. Fece finalmente ritorno a Nola il 15
maggio del 1909, grazie alla tenacia del vescovo Mons.Agnello Renzullo, che ne perorò e ottenne la restituzione dal papa Pio X. Riposa nel duomo nella cappella dedicata
al santo.

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