Riflessioni sulla scuola in periodo di Covid

Di Maria Dubbioso

La pandemia da corona-virus  ha imposto una serie di comportamenti per tutta la comunità mondiale e ha  modificato la vita di ciascuno nonché  l’organizzazione nei luoghi di lavoro.

Nella scuola ha preso piede la didattica a distanza azzerando quella in presenza e la stessa diatriba che ancora c’è sulla Dad  talvolta appare esagerata e inutile.

La Dad ha permesso alla scuola di non allontanarsi dalla comunità scolastica. Nella prima  parte della primavera scorsa, appena comparso il nemico invisibile, la scuola ha fatto del suo meglio, sebbene  a livello nazionale non fosse del tutto preparata al digitale. Ora invece,  e mi riferisco all’autunno del 2020, la scuola si è attrezzata anche in presenza ma parimenti attrezzato non si è mostrato l’ indotto  e quanto altro permettesse di raggiungere la sede scolastica; di conseguenza  dopo un altalenante settembre e ottobre tra aperture e chiusure  la scuola è tornata in Dad. Questa volta però un’ organizzazione scolastica preparata con la predisposizione  di piattaforme ad hoc, per cui a dire il vero, tanta difficoltà non è stata trovata né da parte dei docenti né da parte degli utenti.

La pandemia non ha fatto altro che accelerare un percorso di digitalizzazione  che era alle porte da parte della scuola che ha saputo comunque  reinventarsi con strategie didattiche pur di raggiungere gli studenti.

E’ naturale la priorità della scuola in presenza! Infatti scuola non vuol dire solo conoscenze e competenze ma significa relazione, socialità, incontri, sguardi, smorfie, parole ad alta voce ,silenzi, movimenti, emozioni che solo la presenza può apportare e sono tutti elementi determinanti per la crescita del bambino, del ragazzo , del giovane.

Ma di fronte ad una emergenza sanitaria così devastante la Dad è stata una salvezza  affermando sì la necessità del diritto allo studio ma anche per affermare la priorità  del diritto alla salute.

Ed è molto triste lo scenario che si sta presentando in questi ultimi giorni in cui coloro che ci governano stanno discutendo di un eventuale e graduale ritorno a scuola, decisione frutto di una politica di parte e non per il bene comune, allorquando  il ritorno sui banchi diventa  un segno di  vittoria da parte di coloro che non hanno avuto la possibilità e il coraggio di gestire una situazione così critica, e l’apertura della scuola  un fiore all’occhiello.

 Che scuola è una scuola a singhiozzo come quella di settembre e ottobre, tra aperture e chiusure, con classi in quarantena , interi consigli di classe a casa in isolamento ? E i superstiti a tappare i buchi con scolaresche non proprie? Con il rischio, come già è capitato purtroppo, di prendersi il virus e di portarlo a casa a tutta la famiglia?

Abbiamo sperimentato questo tipo di scuola e posso assicurare che è stata una sperimentazione devastante.

Dobbiamo invece augurarci una intensa e sollecita campagna vaccinale pur nella chiusura totale, come auspicava un virologo per poi aprire tutti e per sempre in sicurezza e in serenità ricominciando con la quotidianità.

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