Giuseppe Simonelli e il ciclo pittorico della chiesa dei SS. Apostoli di Nola

di Antonia Solpietro

Le vicende del ciclo pittorico della chiesa dei Santi Apostoli di Nola sono strettamente connesse con l’ammodernamento barocco dell’ edificio di culto paleocristiano e alla ri-dedicazione dello stesso alle Anime del purgatorio.

Ammodernamento realizzatosi in più fasi ed  in un arco cronologico che va  dagli anni quaranta del Seicento  al 1741.

In questo lungo lasso di tempo si  avvicendarono nel cantiere della chiesa, architetti ed artisti di spicco della Napoli tra Sei e Settecento, quali  Arcangelo Guglielmelli, Giuseppe Simonelli e  Domenico Antonio Vaccaro.

Questi lasciarono l’impronta del loro operato, chiaramente leggibile sull’originario impianto basilicale, che fu interamente ricoperto di stucchi barocchi, di pregevoli marmi policromi e di preziose  dorature; un nuovo corredo pittorico fu realizzato nella zona absidale, lungo le pareti della navata e nella controfacciata ai lati della maestosa cantoria.

Personalità artistiche legate ad importanti committenti religiosi e laici, quali i vescovi Giovan Battista Lancellotti (1615-1655) e Francesco Maria Carafa (1704- 1737), nonché la nobile famiglia dei Mastrilli, in particolare il padre Marcello, dell’Ordine di San Filippo Neri e il  collezionista   Felice Maria.  

 E’ da sapersi che Il culto alle Anime del Purgatorio prese avvio nella città di Nola nel 1612, proprio grazie a due esponenti della famiglia Mastrilli, il padre gesuita Francesco e il nobile Giovanni Battista; il primo  fu il fondatore della Congregazione dei nobili sotto il titolo dell’Assunzione, i cui aggregati celebravano messe in suffragio delle “Anime sante del Purgatorio”, utilizzando l’ antichissima cappella di Santa Maria delle Grazie sita nella piazza della città; il secondo Giovanni Battista, invece lasciò erede “de’ suoi beni  le stesse Anime purganti”.

 Nel1633 anche le clarisse del monastero di Santa Chiara acquistarono una cappella vicina al sedile cittadino (attuale farmacia Scala), affinché   potessero entrare a far parte di questa pia congregazione delle Anime del Purgatorio (G.Remondini, Della Nolana Ecclesiastica Storia, I, 1747, p. 201).  E’ da ricordare, che proprio nella chiesa di Santa Chiara nuova, un tempo campeggiava sull’altare maggiore un dipinto, raffigurante la “Madonna del Purgatorio tra i Santi Francesco d’Assisi e Chiara”, attribuita al pittore Battistello Caracciolo (1578-1635), oggi al Museo di Capodimonte e databile tra il 1620 ed il 1626.

 Le clarisse, infatti, avevano eretto, proprio, con decreto vescovile del 1626 sull’altare maggiore della loro chiesa, titolata a  santa Chiara, un Monte dei Morti (G. Porzio, Ricerche Battistelliane, in «Paragone», LXII,  96, 2011, pp. 60-62).

Sarà il vescovo Giovan Battista Lancellotti, che concesse agli Eletti della città, l’antichissima chiesa dei Santi Apostoli, affinché la restaurassero e la ri-dedicassero alle Anime del Purgatorio: nel 1640 fu solennemente benedetta dallo stesso presule; nel 1641 gli fu donato uno spazio di proprietà della Mensa vescovile da adibirsi ad uso sagrestia; nel 1646 fu realizzato dal pittore Agostino Beltrano (1614/18- 1656) il dipinto per l’altare maggiore raffigurante “ La Madonna delle Anime Purganti” su committenza dei “ Governatori della Chiesa delle Anime del Purgatorio,” il cui governatore dovette essere proprio un esponente di casa Mastrilli, forse effigiato nello stesso dipinto, dove si ritrova anche lo stemma della famiglia (V. Rizzo, Altre notizie su pittori, scultori ed architetti napoletani del Seicento dai documenti dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, in Ricerche sul’600 napoletano, Milano 1987, p. 153); nel 1652 una iscrizione posta sulla porta d’ingresso ci ricorda la nuova dedicazione della chiesa e forse la fase conclusiva dei lavori seicenteschi.

E’ agli inizi del Settecento che inizia una seconda  fase di ammodernamento e forse di consolidamento della chiesa,  anche a seguito dei terremoti del 1688 e del 1694 che provocarono non pochi danni anche a Napoli.

 Sono gli anni dell’episcopato del teatino Francesco Maria Carafa e del padre Marcello Mastrilli, sacerdote, come si è detto, dell’Oratorio napoletano di San Filippo Neri e che furono tra  i promotori di questa nuova campagna di lavori. E’ da supporre, infatti, che agli inizi del Settecento furono attivi nel cantiere dei santi Apostoli, Arcangelo Guglielmelli (metà del XVII secolo?- 1723) e Giuseppe Simonelli (1650-1710). Il primo, architetto, pittore, decoratore e realizzatore di apparati effimeri e di macchine da festa; lavorò spesso in collaborazione con il figlio Marcello e  lo scultore Lorenzo Vaccaro. Nel 1707 risultò essere attivo, proprio a Nola dove realizzò delle pitture per il soffitto della cripta della cattedrale e con buona probabilità intervenne contemporaneamente nella chiesa dei santi Apostoli, rivestendola di bianchi stucchi e di un soffitto ligneo decorato con finte architetture – di cui oggi restano solo alcune tavole smembrate; su di una di esse è stato possibile leggere la data mutila 170.. ( G. Amirante, L’architettura napoletana tra Seicento e Settecento. L’opera di Arcangelo Guglielmelli, Napoli 1990, p. 35) .

 In questa finta architettura dipinta del soffitto, furono inserite tre tele realizzate da Giuseppe Simonelli, allievo di Luca Giordano e specializzato nella realizzazione di pitture con soggetti di argomento sacro e mitologico. Fu un pittore molto attivo e lavorò continuamente fino alla morte, spesso  in collaborazione con il fratello Gennaro ed il figlio Matteo ( Da Nola ad Ottaviano. Restauri e recuperi di opere d’arte, acura di Luciana Arbace, Napoli 2004, pp. 14-22).

 Nel cantiere dei Santi Apostoli, il Simonelli e bottega dovettero realizzare oltre alle tele del soffitto, anche quelle inserite nelle specchiature in stucco della navata e i due dipinti posti in controfacciata, ai lati dell’organo. Questi ultimi  due dipinti raffiguranti rispettivamente “San Michele” e “San Raffaele”, credo dovessero essere stati collocati, nel progetto originario del Simonelli, in un altro luogo della chiesa e solo a seguito della  realizzazione della cantoria su disegno di Domenico Antonio Vaccaro, risagomati e collocati ai lati di essa.

  La tela centrale del soffitto, oggi non più esistente, recava infatti  la firma “ Simonelli f. 1707”; una polizza  di pagamento di dieci ducati,  del 10 dicembre 1706  fu girata dal padre Marcello Mastrilli proprio a Giuseppe Simonelli “in conto di ducati 80 per prezzo di un quadro” che si impegnava a completare entro sei mesi dal giorno in cui gli veniva consegnata la tela (F. Milo, Nola. La Rinascita di una città nel secolo dei lumi, tesi in Storia dell’Architettura, Facoltà di Lettere Moderne, Università degli Studi di Napoli, “Federico II”, anno accademico 1992-1993). Il dipinto che campeggiava maestoso al centro del soffitto raffigurava la” Madonna con il Bambino e le anime purganti tra i santi Gennaro(?), Paolino, Giuseppe e Michele”. In basso era visibile un  vescovo inginocchiato, forse lo stesso Francesco Maria Carafa, mentre non escludo che il personaggio dietro di lui potesse essere stato proprio Marcello Mastrilli, il quale tra l’altro donò alla cattedrale di Nola una reliquia di San Gennaro.  Delle altre due tele del soffitto, oggi ne resta soltanto una, quella raffigurante “L’estasi del profeta Elia”.

Le tele incassate nelle cornici in stucco della navata, invece, riproducono soggetti biblici tratti dal Vecchio Testamento, mentre ai lati dell’organo – come si è detto –  due  tele raffigurano, una “San Michele”  e  l’altra “San Raffaele”.

L’ultima campagna di ammodernamento barocco deve ascriversi agli anni trenta del Settecento e precisamente dopo il terremoto del 1732, che cagionò danni  alla cattedrale di Nola e  forse alla stessa chiesa dei Santi Apostoli. (Archivio Storico Diocesano di Nola, Fondo Visita ad limina, fascicolo vescovo Francesco Maria Carafa, 15 novembre 1735).

 E’ proprio in questi anni che venne chiamato nel cantiere dei Santi Apostoli, e credo della stessa cattedrale, Domenico Antonio Vaccaro (1678-1745), architetto e scultore napoletano, che su committenza del nobile collezionista di casa  Mastrilli, Felice e dello stesso vescovo Carafa,   intervenne nell’edificio sacro tra il 1734 ed il 1741, conferendogli l’aspetto che ancora oggi si conserva. Il marmoraro Giuseppe Bastelli realizzò, infatti, su disegno del Vaccaro le cone marmoree e gli altari laterali del presbiterio; il pavimento in cotto e marmi policromi;  rivestì le colonne di spoglio, i loro capitelli e le loro basi; nel 1742 il marmoraro  Francesco Pagano eseguì i due putti della scalinata marmorea; allo stesso Vaccaro vanno ascritti, invece  i due dipinti raffiguranti” San Michele” e “San Gennaro”  delle cappelle laterali del presbiterio (Domenico Antonio Vaccaro Sintesi delle arti, a cura di Benedetto Gravagnuolo e Fiammetta Adriani, Napoli 2005, pp. 491; 424).      

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